BIOGRAFIA
1901-1931
Anita Pittoni nasce a
Trieste il 6 maggio 1901.
Frequenta il vivace
ambiente futurista e costruttivista triestino, impara le tecniche della
tessitura a mano, del ricamo, della maglieria a ferri e all' uncinetto.
Disegna bozzetti e
realizza originali arazzi e tappeti, abbigliamento maschile e femminile,
cuscini e tendaggi. Inventa il punto alto leggero ad intarsio.
Partecipa alla Prima
Esposizione del Sindacato delle Belle Arti e del Circolo Artistico nel 1927 e,
tramite l’architetto Gustavo Pulitzer Finali, conosce Gio Ponti e pubblica su
“Domus” un arazzo. L’attività espositiva continua a Roma con Anton Giulio
Bragaglia.
Dirige il primo corso
dedicato all'abbigliamento artistico presso l’Ente nazionale artigianato e
piccole industrie (ENAPI) di Trieste insegnando le nuove tecniche per la
lavorazione a mano di arazzi, tappeti e maglierie. Il suo scopo è il
rinnovamento delle capacità manuali delle donne.
1932- 1934
Fonda lo Studio d’Arte
Decorativa: una bottega artigiana con donne esperte che eseguono i suoi modelli
a ricamo e a maglia.
Viene scelta per gli
allestimenti navali del “Conte di Savoia” e la sua tenda “La danza” viene
pubblicata sulla prestigiosa rivista “The Studio”.
Dirige la rivista
torinese “LiL. Lavori in Lana” delle Lane Borgosesia.
Partecipa alle Sindacali
di Trieste e Pola, alle Fiere dell’artigianato di Firenze, alla Triennale di
Milano, alla Biennale di Venezia e alle prime passerelle organizzate dall'Ente
Moda di Torino.
Le sue creazioni a
ricamo e a maglia vengono considerate molto innovative.
1935-1942
Crea una collezione di
abiti sportivi e da pomeriggio con lana e filati non convenzionali (iuta,
canapa, ginestra, metallo). La caratteristica principale è l’assenza di disegni
e “complicazioni”. I modelli per spiaggia e giardino e i costumi da bagno
riscuotono l’interesse di donne dai gusti sofisticati e audaci.
La battaglia autarchica
del “vestire italianamente” sostiene le sue proposte alle quali viene
riconosciuto valore innovativo e artistico.
Riceve premi, menzioni e
medaglie. Nel suo laboratorio arrivano moltissimi ordini anche per tende in
canapa e stoffe a maglia per rivestire poltrone. Lavora ancora per
l’Associazione Piccole Industrie (ENAPI) per formare abili artigiane in grado
di realizzare prodotti artistici. Tra esse sceglie le migliori per il suo
laboratorio.
Tiene conferenze, scrive
articoli e continua a partecipare alle mostre d’arte decorativa in Italia e
all'estero (Parigi, Buenos Aires).
Riceve lusinghieri
apprezzamenti dalle riviste “Domus” e “Casabella” e collabora con gli
architetti BBPR per arredi moderni e funzionali. Collabora con l’architetto
Agnoldomenico Pica e apre una succursale del suo Studio d’Arte Decorativa a
Milano.
Riceve ampio spazio
espositivo (quasi una personale) alla mostra “Sette artisti triestini” al
Palazzo della Permanente a Milano nel 1942. E’ un successo ma c’è la guerra.
1943-1982
La guerra causa il
crollo dell’attività artistica e artigianale. Scrittura, impegno politico e
letterario diventano preponderanti nella sua vita.
Chiude lo Studio d’arte
decorativa (1948), scrive poesie in dialetto triestino, articoli e libri, trasforma la
sua casa in un intenso salotto letterario, fonda la Casa Editrice Lo Zibaldone.
Viene invitata alla
Triennale di Milano come membro della Giuria, riceve ancora riconoscimenti per
la sua carriera di pittrice e creatrice. Partecipa a qualche mostra (Venezia,
New York, Milano). E’ in difficoltà economiche.
Si spegne in solitudine
l’11 maggio 1982.
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